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Newsletter Settimana 02/10/2023

Triage

Se vi capitasse di passare per il pronto soccorso di un ospedale (ma spero che non vi accada mai), notereste che il sistema di smistamento dei pazienti è codificato sulla base di una procedura che utilizza dei codici colore. Questi codici identificano, in ordine di gravità, l’urgenza con cui il personale deve o dovrebbe intervenire; la procedura è chiamata triage ed è usualmente suddivisa in quattro classi che sono: bianco (nessuna urgenza); verde (urgenza minore); giallo (urgenza) e rosso (emergenza).

Esiste, anche, il triage psicologico attuato all’interno di protocolli di medicina delle catastrofi e delle situazioni di crisi. Le classificazioni, in questi casi, sono finalizzate ad una rapida valutazione dello scompenso psichico o psicofisico che colpisce un soggetto in una situazione di disastro e di grande sventura. Le classi non sono, in questo caso, identificate con colori, bensì con sigle: Psi1, Psi2 e Psi3.

L’altro giorno, dopo che per alcune ore ero alle prese, nel tentativo di capirne l’utilità, con il metodo del “costo ammortizzato” (e chi è del mestiere mi ha capito), mi sono auto misurato il livello di scompenso psicofisico (ho una macchinetta per lo scopo) e il mio livello è risultato una combinazione tra triage normale e triage psicologico: ero a livello Psi3 in codice rosso. Dopo poco ho sentito un’ambulanza che si avvicinava a sirene spiegate ed ora mi ritrovo con addosso una strana camicia bianca con le maniche allacciate dietro la schiena. Sono in uno strano stanzone con le pareti imbottite in compagnia di altri strani soggetti tutti con addosso una camicia simile alla mia. Mentre mi avvicino ad uno degli incamiciati, questo si gira verso di me. Ha gli occhi arrossati che contrastano con il volto di un pallore sepolcrale. Con un filo di voce ripete, come un mantra, poche parole: “fair value, mark to market, fair value, mark to market”. Mi scosto di lato e per poco non inciampo in un altro incamiciato di bianco che, inginocchiato, sta scrivendo sul pavimento frasi dal vago sapore shakespeariano del tipo: “rilevante o irrilevante, questo è il problema.”. Allora capisco. Non devo mangiare la pizza per cena. Rischio di fare brutti sogni.

stefano benatti

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